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Mais, acqua e cambiamento climatico: cosa dice la ricerca scientifica
Variabilità delle precipitazioni e gestione del rischio agronomico
In molte aree maidicole europee, la variabilità interannuale delle precipitazioni rappresenta oggi uno dei principali fattori di incertezza produttiva. L’alternanza tra periodi siccitosi prolungati ed eventi piovosi concentrati rende sempre più difficile affidarsi esclusivamente alla disponibilità idrica naturale del suolo.
In queste condizioni, la gestione agronomica si orienta progressivamente dalla massimizzazione della resa potenziale alla stabilizzazione della produzione. La capacità di mantenere continuità nello sviluppo vegetativo e nella formazione della granella, anche in annate meno favorevoli, diventa un obiettivo tecnico prioritario per aziende agricole e contesti produttivi orientati alla programmazione economica di medio periodo.
Efficienza d’uso dell’acqua e risposta produttiva
La letteratura scientifica concorda su un punto chiave: il mais è una coltura altamente sensibile allo stress idrico in specifiche fasi fenologiche, in particolare tra botticella, fioritura e allegagione.
Studi condotti da università statunitensi (USDA, University of Nebraska-Lincoln, Kansas State University) e da centri di ricerca europei (INRAE in Francia, Wageningen University nei Paesi Bassi, CREA in Italia) mostrano che la microirrigazione consente di mantenere un contenuto idrico del suolo più stabile nella zona radicale, migliorando l’efficienza d’uso dell’acqua (Water Use Efficiency, WUE) rispetto ai sistemi a pioggia o per scorrimento. In diversi contesti sperimentali si osservano incrementi di WUE compresi tra il 20% e il 40%, a parità di resa o con rese superiori.
Dal punto di vista fisiologico, la distribuzione localizzata dell’acqua favorisce:
- una maggiore attività stomatica nelle fasi critiche;
- una migliore assimilazione della CO₂;
- una riduzione dei fenomeni di stress idrico intermittente, tipici dei turni irrigui lunghi dei sistemi tradizionali.
Subirrigazione e gestione della rizosfera
Una parte rilevante della ricerca recente si concentra sulla subirrigazione a goccia (SDI – Subsurface Drip Irrigation). Studi pluriennali in Stati Uniti, Spagna e Italia mostrano che la SDI permette di:
- ridurre ulteriormente le perdite per evaporazione superficiale;
- limitare lo sviluppo di infestanti;
- aumentare la stabilità termica e idrica della rizosfera.
Nei terreni limoso-argillosi, tipici di molte aree maidicole italiane (Pianura Padana, Veneto, Friuli, Emilia-Romagna), la subirrigazione consente una distribuzione dell’acqua più omogenea nel profilo esplorato dalle radici, con effetti positivi sulla crescita radicale e sulla stabilità produttiva negli anni più siccitosi.
Vantaggi della fertirrigazione del mais: meno costi, più qualità
Se l’irrigazione a goccia rappresenta la soluzione ottimane e definitiva per la gestione idrica, è con la fertirrigazione che il mais può esprimere tutto il proprio potenziale produttivo e qualitativo.
Questa tecnica permette di somministrare nutrienti e acqua in modo sinergico, garantendo le sostanze necessarie, in accordo con le necessità della pianta nella sua fase fenologica. Sia con il sistema a goccia superficiale che con quello interrato, i nutrienti vengono distribuiti anche quando il mais è alto e il campo non è transitabile con le macchine. Inoltre, il ricorso a concimi semplici permette di evitare l’uso dei fertilizzanti a lenta cessione, per altro più costosi, in favore dei semplici nutrienti N, P, K.
Una nutrizione equilibrata è infatti la chiave per mantenere la coltura in piena salute: carenze di fosforo rallentano lo sviluppo iniziale e ritardano la fioritura, aumentando la vulnerabilità agli attacchi fungini; carenze di azoto compromettono la crescita e favoriscono la formazione di aflatossine, sostanze tossiche prodotte da funghi come Aspergillus.
Anche squilibri tra macroelementi possono predisporre la pianta a infezioni e ridurre la qualità del raccolto.
Con la fertirrigazione, i nutrienti vengono distribuiti in modo tempestivo e localizzato, consentendo alla pianta di assorbirli nel momento in cui ne ha più bisogno. Questo approccio migliora la resa finale, la qualità dei chicchi e contribuisce a ridurre la presenza di micotossine, favorendo un prodotto più sano e sicuro per l’alimentazione animale e umana.

Progettazione dell’impianto di irrigazione a goccia del mais: criteri tecnici e scelte agronomiche
Scelte progettuali fondamentali
Un impianto a goccia per il mais non può essere ridotto al semplice posizionamento di ali gocciolanti, ma rappresenta un vero sistema idraulico che deve essere progettato considerando con attenzione la tessitura e la struttura del suolo, la pendenza e la morfologia del campo, la qualità dell’acqua — in particolare la presenza di solidi sospesi, ferro o carbonati — oltre ai fabbisogni idrici stagionali della coltura e alla strategia di fertirrigazione prevista.
Dal punto di vista tecnico, un impianto professionale integra un sistema di filtrazione correttamente dimensionato, come filtri a dischi o a rete, una rete principale e secondaria in polietilene, valvole di settore e dispositivi per la regolazione della pressione, ali gocciolanti con portata e passo adeguati, sistemi di iniezione per la fertirrigazione ed eventuali sensori di pressione e portata destinati al monitoraggio del funzionamento.
Nella maggior parte delle applicazioni sul mais si impiegano ali gocciolanti leggere con spessori compresi tra 6 e 15 mil nelle installazioni stagionali, mentre negli impianti pluriennali si arriva anche a 30 mil con l’ala pesante. È pur vero che in condizioni operative più critiche, può rendersi necessario adottare spessori superiori.
Superficie o subirrigazione?
La scelta tra ala superficiale e interrata dipende soprattutto da:
- tipo di lavorazioni meccaniche previste;
- presenza di residui colturali;
- rischio di danni meccanici o faunistici;
- durata prevista dell’impianto.
La subirrigazione è particolarmente interessante nei sistemi intensivi e nelle aziende che puntano a una forte automazione della gestione idrica e nutrizionale. Richiede una progettazione molto accurata, soprattutto per quanto riguarda profondità di posa, filtrazione, gestione delle pressioni e distanza tra le ali in rapporto alle colture in rotazione.
Se è vero che il costo di realizzazione di un impianto in subirrigazione è più alto di quello di un impianto in superficie, i costi operativi si ammortizzeranno del tutto in più anni, grazie alla maggiore durata delle ali e al risparmio di acqua ed energia.

Larve di Elateridi (“ferretti”): una criticità per le ali gocciolanti
Diffusione e dinamica del problema del ferretto sul mais
I cosiddetti “ferretti” sono le larve di diversi coleotteri del genere Agriotes (famiglia Elateridae), fitofagi terricoli ampiamente diffusi nelle principali aree maidicole del mondo. La loro presenza è documentata in Europa — con particolare incidenza in Italia nella Pianura Padana, oltre che in Francia, Germania ed Europa orientale — così come in Nord America, soprattutto nel Midwest statunitense e in Canada, in Sud America in Paesi come Argentina e Brasile, e in Asia, in diverse regioni della Cina e dell’India.
In Italia le specie più problematiche sono Agriotes sordidus, A. brevis e A. ustulatus, con cicli larvali che possono durare anche 3–5 anni nel suolo.
Già a partire dagli anni ’70, oltre ai danni diretti alle radici di varie piante tra cui il mais, è stato osservato il danneggiamento delle ali gocciolanti, soprattutto in sistemi di subirrigazione: le larve, muovendosi nel terreno, possono rosicchiare la parete del tubo causando micro-fori, perdite di pressione e distribuzione non uniforme dell’acqua. Negli ultimi anni, questo fenomeno pare essersi diffuso maggiormente che in passato.
Implicazioni progettuali
In aree con presenza significativa di Elateridi, la progettazione dell’impianto cambia in modo sostanziale. Le principali strategie tecniche adottate sono:
- utilizzo di ali gocciolanti con spessori maggiorati, fino a 15–18 mil;
- maggiore attenzione alla profondità di posa (in subirrigazione);
- scelta di materiali con maggiore resistenza meccanica;
- monitoraggio entomologico preventivo prima dell’installazione.
Dal punto di vista agronomico, la gestione del problema passa anche attraverso:
- rotazioni colturali mirate;
- lavorazioni del suolo che disturbino il ciclo biologico delle larve;
- monitoraggio con trappole feromoniche o esche.
Questo è uno degli esempi più chiari di come la scelta dell’ala gocciolante non possa essere standardizzata, ma debba essere adattata al contesto pedoclimatico e biologico specifico.
Soluzioni tecniche Irritec per la microirrigazione del mais
Componenti e integrazione di sistema
La microirrigazione del mais richiede componenti affidabili, progettati per lavorare in condizioni spesso impegnative: lunghe distanze, acque non sempre perfette, pressioni variabili, presenza di sedimenti.
Le soluzioni Irritec per il mais si basano su una gamma completa che comprende:
- ali gocciolanti;
- tubazioni in PE per linee principali e secondarie;
- raccordi, valvole e sistemi di regolazione;
- sistemi di filtrazione a dischi e a rete;
- soluzioni per la fertirrigazione e l’automazione.
Particolarmente rilevante è la possibilità di integrare sensori e sistemi di controllo che consentono di gestire con precisione i turni irrigui, i volumi distribuiti, l’apporto nutrizionale e l’uniformità di funzionamento dei diversi settori dell’impianto.

La scelta delle ali gocciolanti (manichette) per il mais
Nella progettazione dell’irrigazione a goccia del mais, la scelta dell’ala gocciolante – o manichetta – incide direttamente su uniformità e affidabilità operativa. Soluzioni a labirinto continuo come IrritecTape® sono adatte quando si richiedono portate contenute e distribuzione diffusa lungo la linea, mentre ali con gocciolatore piatto come P1® o P1® ULTRA offrono maggiore robustezza, perdite di carico ridotte e la possibilità di stendere laterali più lunghi, risultando particolarmente efficaci con spaziature maggiori e condizioni di campo più impegnative.
Progettazione agronomica e idraulica
Un aspetto centrale, spesso sottovalutato, è che l’impianto a goccia sul mais non può essere progettato “a catalogo”. Parametri come:
- lunghezza massima delle linee;
- passo dei gocciolatori;
- portata per metro lineare;
- pressione di esercizio;
- tipo di filtrazione;
devono essere calcolati in funzione delle reali condizioni aziendali.
In questo senso, la progettazione diventa una vera attività agronomico-ingegneristica, in cui il sistema irriguo viene costruito intorno alla coltura, al suolo e agli obiettivi produttivi dell’azienda, e non il contrario.
È proprio in questo passaggio – dalla teoria alla pratica di campo – che la microirrigazione mostra il suo valore reale: non come semplice tecnologia, ma come strumento di gestione agronomica avanzata.
In questo contesto, il contributo dei tecnici Irritec assume un ruolo determinante. La presenza operativa in aree maidicole molto diverse tra loro consente di costruire soluzioni progettuali basate sul confronto continuo tra esperienze di campo, dati agronomici e caratteristiche pedoclimatiche locali.
Questo approccio, fondato sullo studio dei sistemi colturali e sullo scambio di informazioni tra territori, permette di individuare configurazioni irrigue realmente efficaci e adattate alle condizioni specifiche, contribuendo alla definizione di strategie tecniche solide e replicabili.
La ricerca continua
Le soluzioni attualmente disponibili consentono già oggi la realizzazione di impianti a goccia per il mais affidabili ed efficienti sotto il profilo idraulico, agronomico ed economico. Parallelamente, Irritec prosegue un’attività costante di sviluppo tecnologico alimentata dal confronto diretto con le condizioni operative incontrate nei diversi contesti produttivi.
Questo lavoro si traduce nello studio di soluzioni orientate ad aumentare la durabilità delle ali gocciolanti — anche in presenza di fattori critici come i danni da elateridi o altre cause di danneggiamento — senza ricorrere necessariamente all’incremento degli spessori. L’obiettivo è mantenere soluzioni tecnicamente robuste, ma al tempo stesso coerenti con le esigenze economiche degli impianti nonché con un uso efficiente delle risorse.
Fonti:
Lamm, F.R. – SDI for Corn Production — A Brief Review of 25 Years of Research. Kansas State University, K-State Research and Extension.
Bian, Q.; Dong, Z.; Fu, Y.; Zhao, Y.; Feng, Y.; Wang, Z.; Zhu, J. (2024) – Optimizing Irrigation Strategies to Improve Yield and Water Use Efficiency of Drip-Irrigated Maize in Southern Xinjiang. Plants, 13(24), 3492
Zhang, Y.; Xiao, R.; Zhao, Y.; Deng, H.; Zhang, H. (2025) – Regulated Multi-Growth Stage Deficit Drip Irrigation Improves Growth Attributes, Water Productivity, and Yield Performance of Maize for Hybrid Seed Production in an Arid Region. BMC Plant Biology, 25:1589.
Ota, A.K., Wireworm damage to polyethylene tubing used in a drip irrigation system (1973). Journal of Economic Entomology 66(3): 824-825







