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Riso, irrigazione e cambiamenti climatici
Il riso – la Oryza sativa L. – è uno degli alimenti fondamentali nella dieta umana: oltre metà della popolazione mondiale dipende infatti da questa coltura, posta alla base della dieta quotidiana. Se da un lato la risicoltura ha garantito la sicurezza alimentare per millenni, dall’altro è tra le pratiche agricole più impattanti in termini di consumo idrico ed emissioni climalteranti. Il metodo tradizionale della sommersione continua, che prevede un livello d’acqua di 10-15 centimetri sopra la superficie del suolo, assorbe circa il 40% dell’acqua destinata all’irrigazione disponibile a livello globale e contribuisce all’8-12% delle emissioni antropiche di metano.
Questo impatto è aggravato dal cambiamento climatico. Le ondate di siccità che hanno colpito l’Europa meridionale e l’Asia meridionale negli ultimi anni mostrano quanto fragile sia il modello basato sulla sommersione: in Spagna, nel biennio 2022-2023, la carenza idrica ha ridotto del 40% le superfici coltivate e del 50% la produzione nazionale; in Sri Lanka, nello stesso periodo, circa 50mila acri di risaie sono andati perduti per mancanza d’acqua e temperature estreme. In un contesto di domanda alimentare crescente, continuare a produrre riso con le modalità tradizionali appare sempre meno sostenibile.

La microirrigazione del riso: una svolta per il settore
Coltivare il riso “a secco”? Si può fare!
Negli ultimi due decenni i tecnici, gli studiosi e le aziende stanno sperimentando sistemi di irrigazione alternativi, con l’obiettivo di ridurre consumo d’acqua ed emissioni senza compromettere le rese. Tra queste soluzioni, l’irrigazione a goccia ha mostrato i risultati più promettenti. Portare l’acqua direttamente nella zona radicale, anziché allagare il terreno, consente di coltivare riso in condizioni aerobiche. Questo cambio di paradigma abbatte le emissioni di metano – secondo uno studio sarebbe il 78% in meno[1]– e riduce drasticamente i volumi d’acqua utilizzati.
L’irrigazione a goccia, effettuata in superficie o in subirrigazione (SDI), offre anche un vantaggio agronomico rilevante: permette di integrare la fertirrigazione, distribuendo nutrienti in forma frazionata e più efficiente, riducendo perdite per volatilizzazione e lisciviazione. Si apre così la strada a una risicoltura di precisione, che non solo risparmia acqua ed energia, ma soprattutto migliora la qualità del prodotto finale.
L’irrigazione a goccia del riso nel mondo
Le prove condotte in diversi Paesi produttori mostrano con chiarezza i benefici della goccia sul riso, delineando una mappa internazionale di esperienze. In Cina, ad esempio, studi recenti[2] hanno dimostrato che l’adozione della subirrigazione combinata con fertirrigazione ammoniacale stimola la crescita radicale, aumenta la resa e migliora l’efficienza d’uso di acqua e nutrienti. Sempre in Cina, nelle regioni aride dello Xinjiang, sistemi a goccia con pacciamatura plastica hanno consentito di ridurre i volumi irrigui del 15% senza cali produttivi, dimostrando l’importanza di associare microirrigazione e gestione mirata dell’azoto[3].
In Egitto, su terreni argillosi, alcune prove sperimentali hanno mostrato rese fino a 12,5 tonnellate per ettaro con impianti a goccia progettati con emettitori da 4 L/h distanziati a 30 centimetri[4]. La produttività idrica ha raggiunto 1,66 kg di granella per metro cubo d’acqua, valori doppi rispetto a quelli della sommersione. Nel bacino mediterraneo turco, ricerche pubblicate sul Journal of Agricultural Science hanno confermato risparmi idrici tra il 49 e il 60%, con un lieve calo delle rese nelle tesi più spinte, ma con produttività idrica quasi raddoppiata[8].
Esperienze interessanti emergono anche da Iran[5] e Iraq[6], dove la comparazione tra goccia superficiale e subsuperficiale ha evidenziato rese superiori rispetto alla sommersione e incrementi significativi della produttività idrica. In Iran la goccia superficiale ha superato la subsuperficiale in termini di resa, mentre in Iraq la SDI ha garantito migliori performance con distanze tra gli emettitori di 18 centimetri.
In Pakistan, invece, esperimenti pluriennali[7] hanno confermato che risparmi d’acqua anche superiori al 70% sono possibili, ma con un rischio concreto di cali produttivi fino al 47% se gli impianti non sono ben calibrati. Infine, in India, il riso “aerobico” irrigato a goccia con il supporto di sensori IoT ha mostrato miglioramenti in resa e in efficienza d’uso dell’acqua, indicando che la digitalizzazione è un alleato fondamentale per il successo della tecnica.
Nel complesso, questi dati delineano un quadro chiaro: l’irrigazione a goccia applicata al riso consente risparmi idrici consistenti e riduzioni di emissioni, ma la progettazione deve essere accurata, calibrata su varietà e suoli specifici, e accompagnata da sistemi di monitoraggio e automazione.
Le prove sperimentali di Irritec nei campi di riso italiani
In Italia, la coltivazione del riso è concentrata soprattutto nel Nord, ma esperienze interessanti si stanno sviluppando anche in altre aree, come la Sardegna, dove l’irrigazione a goccia è stata sperimentata con successo. Qui le ricerche condotte da Giuseppe Giardina, AR&D Manager di Irritec spa, hanno evidenziato quanto l’irrigazione a goccia possa ridurre drasticamente i volumi irrigui rispetto alla sommersione, mantenendo rese competitive e una qualità del raccolto elevata. Ma non solo.
Le condizioni aerobiche hanno permesso infatti una riduzione significativa di metalli dei pesanti presenti sulla cariosside. Le analisi hanno evidenziato come la concentrazione di arsenico nella granella sia risultata praticamente assente e il cadmio si sia ridotto fino a due terzi rispetto alle risaie sommerse, un risultato che aggiunge valore in termini di salubrità e sicurezza alimentare.
I risicoltori coinvolti nelle prove hanno potuto constatare direttamente i benefici di un sistema che non solo garantisce una produzione stabile, ma contribuisce anche a valorizzare il riso come coltura da reddito in territori colpiti da crisi idrica. La Sardegna diventa così un laboratorio ideale per capire come la goccia possa essere estesa anche ad altre aree del Mediterraneo, per la produzione di un riso di qualità superiore.

Come progettare un impianto di irrigazione per il riso
Tradurre questi risultati in pratica richiede competenze agronomiche e progettuali. Un impianto a goccia per il riso deve essere dimensionato in base a caratteristiche del suolo, varietà coltivata e condizioni climatiche. Su terreni sabbiosi può essere preferibile la goccia in superficie, mentre in contesti più argillosi la subirrigazione consente di mantenere umido il profilo radicale con minori perdite.
Anche le distanze tra ali e tra gocciolatori, così come le portate, influenzano resa ed efficienza: per questo è necessario affidarsi ad un tecnico che sappia consigliare la soluzione ideale. La gestione irrigua, d’altronde, cambia radicalmente rispetto alla sommersione: si passa da un flusso continuo a turni frequenti e mirati, spesso ogni due o tre giorni, con volumi molto ridotti.
La progettazione di un impianto di questo tipo oggi può includere anche la fertirrigazione, che comporta ulteriori vantaggi: distribuire l’azoto in forma frazionata, infatti, riduce l’emissione di protossido di azoto e migliora l’efficienza d’uso dei nutrienti.
Automazione e sensoristica completano il quadro, permettendo di adattare la distribuzione d’acqua in tempo reale alle esigenze della pianta e alle condizioni meteorologiche.
L’esperienza e le soluzioni Irritec
Irritec è da anni impegnata nello sviluppo di soluzioni per rendere la risicoltura più moderna e resiliente.
L’offerta Irritec copre la realizzazione di un impianto completo: dalle ali gocciolanti leggere come IrritecTape® ed eXXtreme Tape®, progettate per resistere a condizioni difficili e garantire uniformità di erogazione, ai sistemi di filtrazione e tubazioni in polietilene, fondamentali per la durabilità dell’impianto. A questi si aggiungono sensori, stazioni agrometeo e sistemi di automazione collegati a piattaforme DSS, che permettono di gestire irrigazione e fertirrigazione con precisione, adattando i volumi e i turni irrigui in base ai dati reali raccolti sul campo.
Grazie a questa integrazione tecnologica, Irritec non offre soltanto prodotti, ma un sistema completo capace di trasformare il riso in una coltura ad alta efficienza, pronta a rispondere alle sfide ambientali e di mercato.
NOTE:
[1] https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8276196/
[2] https://www.mdpi.com/2223-7747/14/6/891
[3] https://www.frontiersin.org/journals/plant-science/articles/10.3389/fpls.2023.1075625/full
[4] https://www.researchgate.net/publication/373429683_CROP_WATER_PRODUCTIVITY_OPTIMIZATION_FOR_RICE_CULTIVATION_UNDER_DRIP_IRRIGATION_SYSTEM
[5] https://wra.areeo.ac.ir/article_129353.html?lang=en
[6] https://sabraojournal.org/wp-content/uploads/2023/04/SABRAO-J-Breed-Genet-55-2-587-597-MS22-160.pdf
[7] https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S037837742400088X
[8] https://doi.org/10.1017/S0021859621000824 Y. Bozkurt Çolak – “Comparison of aerobic rice cultivation using drip systems with conventional flooding”, The Journal of Agricultural Science, Cambridge University Press, 2021




