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Un oliveto moderno richiede un’irrigazione precisa
L’oliveto superintensivo rappresenta una delle evoluzioni più significative dell’olivicoltura moderna. Nasce per anticipare l’entrata in produzione, semplificare la gestione della chioma e consentire la completa meccanizzazione delle operazioni colturali, fra cui potatura e raccolta, rispondendo anche alla necessità di razionalizzare tempi e costi delle operazioni colturali.
È un modello destinato ad assumere un ruolo sempre più rilevante in un settore che deve confrontarsi con la variabilità climatica, la disponibilità di manodopera e una risorsa idrica meno regolare. Anche le prospettive della Commissione europea per l’agricoltura fino al 2035 associano la capacità di mantenere elevati livelli produttivi alla crescita della produttività del lavoro e all’adozione di sistemi più resilienti ed efficienti.[1]
L’elevato numero di piante per ettaro e la conformazione a parete produttiva richiedono però un’attenta gestione dello sviluppo vegetativo: disponibilità idrica, nutrizione e vigoria devono rimanere in equilibrio. Una crescita eccessiva della chioma può infatti aumentare le esigenze di potatura e rendere più complesso mantenere la struttura necessaria al passaggio delle macchine scavallatrici.
In questo contesto l’irrigazione a goccia non rappresenta un sistema qualsiasi per apportare l’acqua, ma uno strumento decisivo nella gestione agronomica. Permette di intervenire con volumi e tempi definiti, mantenere più stabile l’umidità nella zona esplorata dalle radici e distribuire gli elementi nutritivi attraverso la fertirrigazione.
Irrigare lungo tutto il filare
La progettazione deve partire dalle caratteristiche specifiche dell’oliveto: tessitura e capacità di ritenzione idrica del terreno, pendenza, qualità dell’acqua, lunghezza dei filari, sesto d’impianto, cultivar e fase di sviluppo delle piante.
Il sistema superintensivo ha una densità d’impianto elevata (1.20 m lungo la fila e 3.5-4.0 m tra le file) e gli apparati radicali non sono molto sviluppati anche se hanno un’elevata capacità di radicazione.
Al momento del trapianto le piantine sono piccole e devono essere considerate dal punto di vista irriguo come fossero un’ortiva per via delle loro dimensioni e dell’apparato radicale molto ridotto. La fase del trapianto è la più delicata e si consiglia di effettuarla solo dopo aver già installato l’impianto microirriguo che deve essere subito messo in funzione soprattutto se le piante vengono messe a dimora in primavera – estate.
Soprattutto nei terreni più leggeri, turni irrigui ravvicinati possono contribuire a limitare forti oscillazioni dell’umidità. Nei suoli più pesanti occorre invece calibrare durata e frequenza degli interventi per evitare ristagni e condizioni di scarsa aerazione radicale.
Anche la distanza tra i gocciolatori non dovrebbe essere determinata soltanto dalla posizione delle piante. Nell’oliveto superintensivo l’obiettivo è creare una fascia umida sufficientemente continua lungo il filare, adeguata alla tessitura del suolo e allo sviluppo dell’apparato radicale.
Per il calcolo dei volumi irrigui da apportare all’olivo bisogna tenere conto di un Kc (Coefficiente colturale) pari a 0.5 – 0.7 che potrebbe anche assumere il valore 1.0 negli impianti inerbiti e situati in zone caldo aride. Mediamente il consumo idrico stagionale è di circa 3000 mc/ha/anno che potrebbero aumentare in caso di temperature elevate e presenza di venti caldi. Con un impianto come indicato in precedenza si ottiene una pluviometria 1.2 mm/h che necessita di un turno irriguo di circa 4 ore per restituire quasi 50 mc/ha. E’ importante mantenere un livello di umidità ottimale in relazione al tipo di terreno, andamento climatico e fase fenologica.
Studi condotti su oliveti superintensivi hanno evidenziato che, a parità di volume complessivo distribuito, anche l’estensione del terreno interessato dall’irrigazione può influenzare la risposta vegetativa e produttiva delle piante.[2] Non conta quindi soltanto quanta acqua viene erogata, ma anche dove e con quale uniformità raggiunge il terreno.

Gestire il deficit irriguo nelle fasi più importanti
Durante il ciclo colturale, l’olivo non presenta sempre la stessa sensibilità allo stress idrico. Prefioritura e fioritura, formazione iniziale del frutto e alcune fasi della maturazione richiedono particolare attenzione. Un deficit eccessivo nei momenti più delicati può incidere sull’allegagione, sullo sviluppo dei frutti, sull’accumulo di olio e sulla produzione delle annate successive.
L’irrigazione deficitaria controllata può rappresentare uno strumento utile quando l’acqua disponibile non consente di soddisfare integralmente il fabbisogno della coltura. Non consiste, però, in una semplice riduzione dei volumi: richiede di differenziare gli apporti in relazione alle fasi fenologiche, alla cultivar, all’età dell’impianto e allo stato idrico delle piante.
In uno studio quinquennale condotto in Spagna su un oliveto superintensivo di Arbequina, una strategia calibrata sulle differenti condizioni di disponibilità idrica ha permesso di distribuire circa il 22% di acqua in meno rispetto al controllo, mantenendo una resa in olio simile. Riduzioni più severe hanno invece determinato un calo della produzione, confermando l’importanza di individuare correttamente la soglia di intervento.[3]
Una seconda ricerca, svolta per tre anni in un giovane oliveto superintensivo di Arbequina, ha confrontato diverse strategie, compresa un’irrigazione di precisione regolata, in quel caso, attraverso dendrometri. Gli interventi venivano attivati in funzione delle variazioni giornaliere del diametro del tronco, utilizzate come indicatore della risposta delle piante alla disponibilità idrica.
Questa strategia ha consentito di utilizzare il 31% di acqua irrigua in meno rispetto al controllo, mantenendo uno sviluppo vegetativo e una produzione di olive e olio statisticamente comparabili. La resa cumulata in olio è risultata numericamente superiore di circa il 7%, ma la differenza rispetto al controllo non è risultata statisticamente significativa: il risultato più rilevante è quindi il mantenimento della produzione con un minore apporto irriguo.[4]
Una ricerca pubblicata nel 2026, condotta durante le prime tre stagioni produttive di un giovane oliveto superintensivo argentino di Arbosana, ha evidenziato inoltre l’importanza della modalità con cui viene applicato il deficit. Un apporto continuo pari al 70% dell’evapotraspirazione colturale ha consentito di utilizzare circa il 30% di acqua in meno, ottenendo la maggiore produzione cumulata di olive e olio tra i trattamenti esaminati. Le restrizioni più intense e concentrate in determinati periodi hanno invece accentuato lo stress, le oscillazioni produttive tra le diverse annate e, nel trattamento più severo, la riduzione della produzione cumulata.[5]
I risultati delle singole sperimentazioni non possono essere trasferiti automaticamente a tutti gli oliveti. Cultivar, clima, terreno, età delle piante, carico produttivo e strategia irrigua possono modificare sensibilmente la risposta della coltura. Le ricerche convergono però su un punto: l’efficienza non deriva semplicemente dal distribuire meno acqua, ma dalla capacità di impiegarla nelle fasi in cui può produrre il maggiore beneficio agronomico.
Adottando un’irrigazione di precisione grazie all’ausilio della sensoristica (sistemi Agrometeo) è possibile gestire l’uliveto superintensivo in modo preciso, dunque anche in situazioni in cui la risorsa idrica è limitata. L’individuazione delle fasi critiche per il fabbisogno idrico e l’uniforme distribuzione, possibile solo grazie ad una progettazione puntuale, permette di raggiungere risultati produttivi ottimali valorizzando la risorsa idrica disponibile.
Ali gocciolanti autocompensanti per una distribuzione uniforme
Per la posa superficiale, Irritec propone le ali gocciolanti autocompensanti Multibar® F e Multibar® C. Il mantenimento di una portata regolare al variare della pressione risulta particolarmente importante in presenza di filari lunghi, dislivelli o settori irrigui estesi.
Multibar® F, con gocciolatore piatto autocompensante, permette di coniugare precisione di erogazione e flessibilità progettuale. Multibar® C, dotata di gocciolatore cilindrico autocompensante, è indicata per impianti pluriennali nei quali robustezza e affidabilità nel tempo assumono un ruolo centrale.
La scelta tra diametro, portata, spaziatura e spessore dell’ala deve essere definita attraverso il dimensionamento idraulico. Non esiste infatti una configurazione valida per tutti gli oliveti: l’uniformità dipende dall’interazione tra prodotto, pressione disponibile, lunghezza delle linee e caratteristiche del campo.
Considerando la breve distanza tra le piante e la loro dimensione iniziale è fondamentale utilizzare una distanza tra i gocciolatori non superiore ai 50 cm, mentre la loro portata oraria può tranquillamente variare tra 1.6 e 2.1 Litri. La breve distanza è importante per creare una striscia umida continua e favorire l’attecchimento iniziale.
Subirrigazione: acqua e nutrienti direttamente nel terreno
Negli impianti di nuova realizzazione è possibile adottare la subirrigazione, interrando le ali gocciolanti nella zona interessata dall’apparato radicale. La superficie rimane libera da tubazioni, con minori interferenze durante le lavorazioni e il passaggio delle macchine per la gestione del suolo, la potatura e la raccolta.
Per questa applicazione Irritec propone Multibar® Rootguard™, ala gocciolante autocompensante sviluppata per l’impiego interrato e dotata di una tecnologia specifica per contrastare l’intrusione delle radici nei gocciolatori.
La subirrigazione richiede una progettazione dedicata. Profondità e posizione delle linee devono essere stabilite in relazione al terreno, allo sviluppo radicale previsto e al sistema di coltivazione. Negli oliveti giovani può inoltre essere necessario affiancare temporaneamente una distribuzione superficiale, così da accompagnare l’attecchimento e lo sviluppo iniziale delle radici.
La scelta tra posa superficiale e interrata deve quindi essere compiuta considerando età dell’impianto, caratteristiche del suolo, lavorazioni previste e organizzazione aziendale.
Dall’irrigazione a calendario alla gestione basata sui dati
La programmazione irrigua può essere affinata integrando dati meteorologici, evapotraspirazione, precipitazioni effettive, umidità del terreno e osservazioni sullo stato idrico delle piante. Una ricerca pubblicata nel 2025 ha mostrato come la stima del fabbisogno irriguo di un oliveto superintensivo possa cambiare sensibilmente in funzione del metodo di calcolo adottato e della calibrazione dei coefficienti colturali.[6]
Il volume da distribuire non dovrebbe quindi essere stabilito esclusivamente sulla base di un calendario fisso. I dati raccolti in campo consentono di adeguare la gestione alle condizioni reali della stagione e alle differenti fasi di sviluppo dell’oliveto. I sistemi Agrometeo di Irritec, le soluzioni di automazione e la nuova piattaforma Cultivis®, sono oggi componenti indispensabili propio perché operano la raccolta e l’elaborazione dei dati in tempo reale, forniscono consigli irrigui specifici e consentono una gestione automatizzata e da remoto.
Filtrazione, fertirrigazione e controllo: un unico sistema
La continuità di funzionamento delle ali gocciolanti dipende dalla qualità dell’acqua e dalla corretta filtrazione. In funzione della fonte idrica e dei contaminanti presenti, l’impianto può integrare filtri a rete, a dischi o a quarzite e sistemi automatici come Rotodisk® Automatic, che consentono di gestire il controlavaggio riducendo la necessità di interventi manuali.
La fertirrigazione permette invece di frazionare l’apporto degli elementi nutritivi seguendo le diverse fasi della coltura. Automazione e controllo, attraverso soluzioni come Commander EVO® Plus, aiutano a coordinare irrigazione, fertilizzazione e funzionamento dei diversi settori.
In un oliveto superintensivo, quindi, l’efficienza non dipende dal singolo componente. È il risultato di un sistema progettato in modo unitario, nel quale ala gocciolante, filtrazione, fertirrigazione e automazione lavorano insieme per trasformare l’acqua in uno strumento di precisione agronomica e sostenere nel tempo produttività e meccanizzazione.
Fonti
[1] Commissione europea – “EU Agricultural Outlook 2025-35: EU agriculture navigates challenges while embracing opportunities”, dicembre 2025 – https://agriculture.ec.europa.eu/media/news/eu-agricultural-outlook-2025-35-eu-agriculture-navigates-challenges-while-embracing-opportunities-2025-12-16_en
[2] Agricultural Water Management – “Response of vegetative and fruit growth to the soil volume wetted by irrigation in a super-high-density olive orchard”, 2022 – https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378377421004741
[3] Agricultural Water Management – “Effect of progressive irrigation water reductions on super-high-density olive orchards according to different scarcity scenarios”, 2022 – https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378377421006764
[4] Agricultural Water Management – “Effects of regulated, precision and continuous deficit irrigation on the growth and productivity of a young super high-density olive orchard”, 2023 – https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378377423002585
[5] Frontiers in Plant Science – “Deficit irrigation in a young, super high-density hedgerow olive orchard (cv. Arbosana): effects on physiological, vegetative, and productive parameters”, 2026 – https://www.frontiersin.org/journals/plant-science/articles/10.3389/fpls.2026.1814138/full
[6] Agricultural Water Management – “Enhancing the crop coefficient method to support real-time irrigation scheduling of a super-high-density olive orchard”, 2025 – https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378377425006250
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