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Cos’è la subirrigazione e come si differenzia dalle tecniche tradizionali
Negli anni la subirrigazione a goccia (SDI – Subsurface Drip Irrigation) si è affermata come una delle soluzioni più avanzate per garantire un uso più efficiente dell’acqua in agricoltura, soprattutto in un contesto segnato da siccità ricorrenti e dalla necessità di ottimizzare ogni goccia.
L’idea è semplice: distribuire acqua e nutrienti direttamente nel sottosuolo, all’altezza dell’apparato radicale, attraverso ali gocciolanti interrate a profondità variabili.
L’acqua distribuita nella rizosfera non evapora, non genera malerbe e non crea stress alla pianta. Ma soprattutto, la subirrigazione permette di irrigare in modo continuo, mirato e invisibile, un vantaggio enorme in tutte le colture dove l’accesso in campo o l’estetica del frutteto giocano un ruolo cruciale.
A differenza dell’irrigazione superficiale o a pioggia, la subirrigazione si basa sul principio di portare l’acqua in una posizione ideale per il suo assorbimento da parte della pianta. Questa tecnologia può assumere configurazioni diverse: nel caso dei cicli brevi, le ali gocciolanti vengono posizionate pochi centimetri sotto la superficie, sufficienti a evitare danni dovuti a vento e lavorazioni leggere. Negli impianti pluriennali, invece, l’interramento è più profondo – fino ai 30-40 cm e oltre, per accompagnare lo sviluppo radicale delle piante e garantire prestazioni stabili per molti anni. La scelta della profondità di posa dipende dalle caratteristiche idrologiche del suolo e dalla profondità e distribuzione dell’apparato radicale della coltura in atto.
Il movimento dell’acqua avviene per capillarità: la zona umida si espande lentamente attorno al gocciolatore, formando un volume continuo che alimenta le radici senza disperdersi. L’umettato assume la forma sferica, aumentando il volume umidificato del 46%* rispetto all’irrigazione a goccia in superficie in cui si va a formare una semisfera. La superficie rimane asciutta, il fogliame non si bagna e il terreno mantiene una struttura più stabile, meno soggetta a compattazione o croste superficiali. È un cambiamento che ribalta completamente l’approccio classico all’irrigazione e che, negli ultimi decenni, ha rivoluzionato la gestione idrica di molte colture arboree e foraggere.
Componenti di un impianto di subirrigazione
Un impianto di subirrigazione utilizza concetti noti agli operatori della microirrigazione, ma richiede attenzione particolare alla qualità dei componenti e al loro dimensionamento.
L’impianto è formato da filtri, tubazioni, raccordi in PE, valvole, ali gocciolanti, sfiati e sistemi di fertirrigazione, studiati da Irritec per garantire efficienze e lunga durata. Con l’integrazione di sistemi agrometeo per l’elaborazione dei dati rilevati in campo e di quelli satellitari, di piattaforme DSS e di automazioni con controllo remoto, l’agricoltore può anche monitorare in tempo reale la distribuzione idrica e l’umidità del suolo, ottimizzando i turni irrigui e riducendo ulteriormente gli sprechi.
Il sistema inizia sempre dalla filtrazione, un elemento che determina la longevità delle ali gocciolanti e la qualità del flusso. Filtri a rete o a dischi e idrocicloni lavorano in modo coordinato per proteggere l’impianto da particelle e impurità. In un sistema sotterraneo, il controllo dell’intasamento è vitale, perché l’impianto non può essere gestito con la stessa frequenza e visibilità di una rete superficiale.
Lo stesso vale per le valvole di controllo, gli sfiati d’aria e i sistemi di automazione: il posizionamento dei punti di sfiato evita fenomeni di depressione o risucchio che potrebbero introdurre terreno nei gocciolatori; la gestione automatizzata consente di programmare turni più brevi e frequenti, tipici della subirrigazione, e di dosare fertilizzanti e biostimolanti con grande precisione. Proprio la fertirrigazione, nell’SDI, raggiunge livelli di efficienza molto elevati: la distribuzione avviene direttamente nella zona radicale, con perdite quasi nulle e minori quantità impiegate.

Il cuore del sistema rimane comunque l’ala gocciolante. Le ali Irritec per la subirrigazione – come Multibar® C Rootguard® e Multibar® F AS – sono progettate con tecnologie specifiche per impedire l’intrusione delle radici e prevenire l’aspirazione di particelle di terreno. A differenza dei nastri per cicli brevi, le ali per SDI devono funzionare spesso per molti anni: per questo è fondamentale che possiedano gocciolatori autocompensanti, ampie camere di turbolenza e sistemi anti-sifone. Non meno importante è la resistenza meccanica del tubo, continuamente sottoposto a variazioni di umidità e temperatura.
I vantaggi della subirrigazione
L’efficienza irrigua è il primo grande vantaggio: con la superficie asciutta, l’evaporazione è quasi nulla e l’acqua viene utilizzata dalla pianta in forma diretta. Nei sistemi tradizionali, ma in particolare nell’irrigazione a pioggia, fino al 45% dell’acqua può evaporare* prima di raggiungere il suolo; in SDI questo fenomeno scompare. Questo sistema garantisce un’efficienza irrigua di almeno il 95%*.
Somministrando la stessa quantità di acqua, l’irrigazione a goccia sotterranea copre un 46% in più di volume di terreno umidificato rispetto al sistema in superficie.
Ciò, non solo lascia più spazio per una maggiore aerazione ma anche, non raggiungendo mai il punto di saturazione del terreno, favorisce il movimento dell’acqua per capillarità e diminuisce le perdite della stessa per percolazione.
Il risultato è un risparmio idrico significativo (dal 20 al 30% rispetto ai sistemi tradizionali*) e una disponibilità costante per la pianta. L’apparato radicale beneficia enormemente di questa continuità. In colture come olivo, mandorlo, vite o nocciolo, la presenza di una zona umida in profondità induce lo sviluppo di radici più fitte e più stabili, meno esposte agli sbalzi termici e alla disidratazione superficiale. Un apparato radicale profondo significa piante più sane, maggiore resistenza agli stress e maggiore efficienza nell’assorbimento di nutrienti.
Un altro beneficio determinante riguarda il controllo delle infestanti: poiché l’acqua non bagna l’interfila, le malerbe perdono la loro principale fonte di umidità. Questo comporta minori passaggi meccanici, meno diserbo e un ambiente di coltivazione complessivamente più pulito. Anche le malattie fungine risultano ridotte, perché la chioma non viene mai bagnata. In colture delicate come l’uva da tavola e da vino, la frutta fresca o il mandorlo, questo vantaggio ha implicazioni dirette sulla qualità finale e sulla riduzione dei trattamenti fitosanitari.
Infine, eliminando completamente la presenza di tubi in superficie, l’SDI facilita l’accesso in campo. Noccioleti, mandorleti, frutteti intensivi e oliveti possono essere raccolti meccanicamente senza rischiare di danneggiare l’impianto. La SDI permette poi di irrigare le colture foraggere durante e subito dopo sfalcio e nei giorni in cui il fieno si lascia sul campo ad asciugare. Mentre, con gli impianti a pioggia non è possibile irrigare per ovvi motivi, con la SDI è possibile irrigare la coltura favorendo il ricaccio e aumentare il numero di tagli per anno.
Per i tappeti erbosi e le aree verdi, inoltre, la subirrigazione offre un valore estetico evidente: nessuna linea irrigua visibile, nessun ingombro, nessun ostacolo e la possibilità di usufruire del prato anche durante l’irrigazione.
Elementi di progettazione della subirrigazione

La progettazione di un impianto di subirrigazione parte da un principio semplice: l’acqua deve raggiungere in modo uniforme la zona in cui le piante assorbono davvero. Per farlo, si valutano alcuni aspetti chiave come la tessitura del terreno, la disponibilità idrica, il tipo di coltura e la distanza tra le piante. Terreni sabbiosi, ad esempio, lasciano scendere l’acqua più velocemente e richiedono profondità minori; al contrario, suoli più limosi o argillosi permettono un interramento maggiore. Nei frutteti e nei vigneti adulti si lavora spesso a 30–40 cm, mentre nei terreni molto drenanti si preferiscono profondità più contenute. Anche la distanza tra le ali è un elemento cruciale: deve permettere la formazione di una “fascia umida” continua che copra l’intera area esplorata dalle radici. Un altro aspetto progettuale è la scelta tra ala singola o doppia: nelle colture arboree con interfila ampia, due linee per filare migliorano l’affrancamento delle giovani piante e favoriscono radici più equilibrate. Tutto questo permette di costruire un impianto capace di coniugare risparmio idrico, uniformità e crescita vegetativa armonica.

Interramento delle ali gocciolanti: come avviene e perché è importante
L’interramento delle ali gocciolanti è una fase fondamentale, perché determina buona parte dell’efficienza futura del sistema. In pratica, una macchina interratrice apre una fessura nel terreno, deposita l’ala gocciolante alla profondità stabilita e richiude il solco in un unico passaggio. Durante l’operazione si controlla che la bobina si svolga correttamente, che l’ala non si tenda o si pieghi e che non entri terra nei tubi. Una posa regolare evita problemi come occlusioni, perdite di pressione o deviazioni del percorso dell’acqua.
Il tratto finale dell’ala viene lasciato fuori dal terreno per consentire i collegamenti alla testata o al collettore di scarico. Per superfici irregolari o terreni in pendenza si aggiungono sfiati d’aria e punti di spurgo, che aiutano a mantenere il sistema pulito e uniforme nel tempo.
Durata, manutenzione e sostenibilità: perché l’SDI è una tecnologia di lungo periodo
Uno dei motivi principali che spingono agricoltori e tecnici verso la subirrigazione è la sua durabilità.
Un impianto ben progettato e realizzato con ali gocciolanti specifiche può funzionare per oltre vent’anni. L’interramento protegge le tubazioni dai raggi UV, dalle temperature estreme e da vandalismi o danneggiamenti accidentali.
Irritec suggerisce la realizzazione del settore irriguo ad anello con una tubazione secondaria che alimenta le ali gocciolanti ed un collettore di spurgo dalla parte opposta. In accordo con la pendenza del terreno sulle estremità della tubazione secondaria e del collettore di scarico saranno installate degli sfiati d’aria e delle valvole di spurgo. L’operazione di pulizia dell’impianto si attua aprendo le valvole installate negli angoli e soprattutto nelle zone più a valle del blocco irriguo. Il collettore dovrà essere installato ad una profondità maggiore di quella delle ali gocciolanti e il suo diametro dovrà garantire una velocità del flusso pari o superiore a 0.4 – 0.6 m/s. La pressione ideale misurata sulla valvola di spurgo dovrebbe essere di circa 0.8 – 1.0 Bar.
Bisogna considerare che l’apertura delle valvole di spurgo comporterà un aumento della portata e della pressione di esercizio per meglio agire a livello dei labirinti dei gocciolatori. Per avere la pressione e portata necessaria bisognerà tenerne conto in sede di progettazione del sistema oppure prevedere una fonte di energia e portata ausiliaria durante la fase di flushing.
In presenza di blocchi irrigui di grandi dimensioni si consiglia di dividere il collettore in più parti in modo da mantenere un’ideale pressione e velocità del flusso affinché lo spurgo sia efficace.
Inoltre, l’SDI contribuisce alla sostenibilità del terreno: limitando il trasporto delle particelle più fini dalla superficie agli strati profondi, la tecnica favorisce una struttura più stabile, con maggiore aerazione e una migliore disponibilità di ossigeno per le radici. La minore quantità di acqua impiegata, infine, riduce anche l’accumulo di sali nel suolo, problema frequente nelle aree irrigue con acque a media o alta conducibilità.
FAQ – Domande frequenti sulla subirrigazione
Quanto dura un impianto di subirrigazione?
Gli agricoltori si chiedono spesso quanto duri un impianto SDI e se le radici possano danneggiarlo. Con ali progettate per l’interramento, come quelle Rootguard®, l’intrusione radicale viene impedita alla fonte. La durata dipende dalla qualità dei materiali, ma un impianto ben gestito può superare i vent’anni di vita. Per verificare il funzionamento di un impianto sotterraneo, si utilizzano misuratori di portata, sensori di umidità e controlli periodici alle testate. In terreni sabbiosi è sufficiente scegliere ali con sistema anti-sifone per evitare problemi di aspirazione del terreno. E, nonostante la percezione iniziale, la subirrigazione è una tecnologia molto flessibile: può essere installata anche in appezzamenti irregolari o negli angoli dei campi irrigati da pivot, aumentando la superficie produttiva disponibile.
In quali terreni è possibile la subirrigazione?
Tale metodo si può applicare a tutte le tipologie di terreno, avendo cura di adottare la corretta distanza tra le ali gocciolanti e tra i gocciolatori nonché la portata oraria degli stessi, in accordo con le caratteristiche idrologiche del terreno.
Si può sub-irrigare con acque reflue?
La subirrigazione è il metodo migliore per distribuire in agricoltura le acque reflue urbane. La distribuzione interrata della risorsa idrica di recupero elimina il contattato tra gli operatori e la parte edule delle piante riducendone i rischi. Un altro vantaggio è il ridotto rischio di occlusione dei gocciolatori poiché, rimanendo umidi, non si viene a formare la classica crosta calcarea che potrebbe otturare i labirinti.
Quali sono le regole per la progettazione e installazione di un sistema SDI?
Irritec consiglia di realizzare un sistema ad anello con le valvole di sfiato nei punti più a monte e le valvole di spurgo nei punti più a valle del settore irriguo. Per questo tipo di progettazioni è sempre bene rivolgersi agli esperti di Irritec. Per ogni necessità, contattaci cliccando qui.
*Le informazioni e/o i risultati qui presentati trovano dettaglio e contestualizzazione nel nostro Bilancio di Sostenibilità











